Και μάλλον Έλληνες καλείσθαι...

"Και μάλλον Έλληνες καλείσθαι τους της παιδεύσεως της ημετέρας ή τους της κοινής φύσεως μετέχοντας" ΙΣΟΚΡΑΤΗΣ

(“Siano chiamati Elleni gli uomini che partecipano della nostra tradizione culturale più di quelli che condividono l'origine comune” ISOCRATE)

19 dicembre 2012

Dodekaìmero, le festività natalizie in Grecia

di Maurizio De Rosa



Il periodo delle feste natalizie in Grecia è chiamato “dodekaìmero”, in quanto si prolunga dodici giorni, dal 25 dicembre al 6 gennaio, festa della “Teofània” o “giorno delle Luci”. Il periodo è caratterizzato dal tentativo delle forze delle tenebre, rappresentate dagli spiriti ctoni detti “kalikàntzaroi”, di impedire al sole di tornare al suo fulgore e di gettare l’universo nel buio. I kalikàntzaroi assolvono appunto a questo compito: tutto l’anno si dedicano all’abbattimento dell’“albero del mondo”, che regge l’armonioso alternarsi di luce e di buio. Nei giorni intorno al solstizio d’inverno tale obiettivo sembra raggiunto: l’albero del mondo è sempre più inclinato, le giornate sono sempre più corte e le tenebre stanno per prendere il sopravvento. Ma il 25 dicembre la nascita di Gesù (il “Sole invitto di giustizia”) sconvolge i piani dei kalikàntzaroi, che per vendicarsi, escono dal loro regno sotterraneo
e si insinuano nelle case dei mortali provocando veri e propri fenomeni di poltergeist.
Tutto questo però è destinato a finire il 6 gennaio, il giorno delle luci: la benedizione delle acque e la purificazione del mondo costringe i kalikàntzaroi a tornare nell’Ade, la luce ha definitivamente trionfato e l’albero del mondo è salvo. Ma i kalikàntzaroi, naturalmente, non si danno per vinti. Infatti si rimettono subito all’opera con la speranza, questa volta, di farcela e di imporre il dominio delle tenebre sul mondo. 
I dolci tipici delle feste natalizie sono i “kourabiedes” (dolcetti alle mandorle aromatizzati con acqua di rosa o di fiori, e cosparsi di zucchero a velo); i “melomakàrona” (dolcetti aromatizzati con cannella, scorza d’arancia e chiodi di garofano, e intinti nel miele); e lo “tsoureki”, preparato con farina, uova, masticha di Chios e la spezia detta mahaleb. I doni ai bambini li porta san Basilio il giorno di Capodanno. San Basilio è in tutto e per tutto simile a Babbo Natale, ma viene identificato con Basilio di Cesarea, uno dei Padri della Chiesa orientale, la cui memoria si celebra appunto il primo gennaio. 

16 dicembre 2012

Un racconto di Andreas Karkavitsas

La madre


Dall'antologia Uccelli di fango, Dragomanni 2012
Racconto di Andreas Karkavitsas
Traduzione di Viviana Sebastio
Illustrazioni di Alessandro Broccoletti



Quella notte – in quella spaventosa notte di dicembre – andai a dormire in un mulino a vento nel paesino di Troumpé. Mi sdraiai, ma non dormii. Fuori il temporale infuriava da un capo all’altro del villaggio e rendeva le strade impraticabili. Migliaia di suoni e innumerevoli rumori si susseguivano rapidi e improvvisi. Gli alberi dimenavano le chiome e appena il tuono si placava, iniziava il gemito del vento e appresso il lamento delle tegole.

All’improvviso, si udì il verso sinistro della civetta che a intervalli, copriva il rintocco della campana. Ma verso l’alba, tutto si calmò e quando mi alzai, vidi seduto al sole, il mugnaio che accanto alla sua gatta cinerina, stava rattoppando un sacco bucato.
«Nottataccia, eh?» dissi.
«Credi che una madre non farebbe altrettanto se le strappassero via il figlio?», chiese incuriosito.
Lo guardai sorpreso: cosa c’entrava una notte burrascosa con una madre alla quale era stato strappato via il figlio?


Ma Giannakis Xintaràs, il mugnaio, fu pronto a dimostrarmi che c’entrava, eccome! E fu così che mi raccontò questa storia:
«Guarda a destra la rocca di Santameri e guarda anche a manca il castello di Chlimoutsi.

I due castelli appartengono, da molto tempo ormai, a due sorelle, due fate. Ognuna delle due, però, porta con sé una gioia e un dolore.



1 dicembre 2012

Uccelli di fango Racconti scelti alla Casa delle Traduzioni


L'8 dicembre sarò, insieme ad altre sei bravissime traduttrici, alla Fiera della Piccola e Media Editoria di Roma a presentare l'antologia di racconti 
Uccelli di fango. 

L'antologia è disponibile dall'8 dicembre, sul sito dei Dragomanni sotto forma di e-book e la potrete scaricare gratuitamente!




Ecco come l'illustre traduttrice Franca Cavagnoli presenta il nostro lavoro:


Un quilt di storie e voci

I non addetti ai lavori pensano che il solo responsabile di un libro tradotto sia l’autore della traduzione.

28 novembre 2012

E all'improvviso i luoghi divennero uno

L’itinerario mitico della poesia di Michalis Pierìs 
di Paola Maria Minucci



La fine del mondo 


E all'improvviso i luoghi divennero uno.

Vennero i luoghi in cui camminai, città
e quartieri e strade. Migliaia di luoghi
meridiani, a Settentrione, a Sud. Con caldo,
nuvole e neve. Monsoni tropicali
e temporali. Sole bel tempo e pioggia,
luoghi di piacere, d’improvviso pericolo.
Luoghi selvaggi, oscuri e altri calmi.

Allora il luogo sparì come luogo
della patria. Un paesaggio mitico si agitava ora
dentro di me. Si regolavano le sue strade
le porte si aprivano al tempo, donne
nude sudavano in sporche lenzuola. 

C’è posto per tutto questo nella scrittura. Fiumi,
ponti, montagne. Pianure e quartieri.
Luogo ampio il modo di parlare.
Tempo senza legami barriere e mura.
Come nei sogni. Tutto insieme e separatamente.

Sono nello stesso luogo non sono. Sono
ovunque e in qualche luogo. Prendo la matita
mi perdo si apre un buco sulla carta
e i modi si agitano  si mescolano
scritture, voci, descrizioni di fiumi,
laghi e lagune, i luoghi
girano a vuoto, si toccano le città, 
decine di città mi trattengono addormentano 
il mio corpo, mi sveglio non so dove mi sveglio,
dormo non dormo, mi aggiro
insonne nel cielo nella terra nell'acqua,
calpesto e non calpesto la terra, volo danzo
resto sveglio. Come nei sogni.

Tutto insieme e separatamente.

17 novembre 2012

Quando nasce l'uomo nasce un dolore o una speranza?

Disperazione, paura, guerriglie metropolitane in Grecia come in Italia, conflitti sanguinosi e interminabili in varie parti del mondo...




Quando nasce l'uomo 
con lui nasce un dolore
e quando divampa la guerra 
il sangue non si ferma

3 novembre 2012

Ingemar Redhin intervista Odisseas Elitis

Il 2 novembre di 101 anni fa nasceva Odisseas Elitis.


 ODISSEAS ELITIS CONVERSAZIONI INEDITE


Via Skoufà 23, a casa del grande poeta Odisseas Elitis. Ingemar Rhedin il suo traduttore svedese, nonché suo intimo amico, lo incontra e lo intervista prima e dopo l'assegnazione del Nobel (1979). Rhedin registra una parte di quegli incontri e conserva questo grande «tesoro» fino a oggi. A cento anni dalla nascita del poeta, in esclusiva per la rivista «K», Rhedin sceglie i passi più significativi di quelle loro inedite conversazioni sulla musica, sulla pittura e, naturalmente, sulla poesia […].
Ecco che il registratore «parte» e la conversazione ha inizio. Il traduttore «punzecchia» il poeta con dei dubbi da studente. Il poeta risponde a tutto. È la voce di Odisseas Elitis così come la conosciamo: limpida piena di sicurezza, di forza e vitalità.
E la cassetta «continua a girare».

MOZART E L’«AXION ESTÌ»

Rhedin: Ho scritto in un mio articolo che la sua opera poetica Axion Estì assomiglia alle ultime
opere di Mozart.
Elitis: Chi lo ha detto?
R.: L’ho detto io, ritengo che le ultime opere di Mozart abbiano una struttura rigorosa come quella dell’Axion Estì.
E.: Ne sono lieto, perché Mozart è uno dei musicisti che amo di più. Ricordo che una volta, dovevamo trovare per gioco delle corrispondenze tra compositori e poeti ed emerse che la mie poesie potevano combaciare con le opere di Mozart, perché in comune hanno la stessa leggerezza e la stessa grazia.

10 ottobre 2012

La lunga questione della lingua greca contemporanea...in breve



La questione della lingua greca risale all'età classica, epoca in cui molti scrittori vollero usare, per motivi culturali e nazionalistici, una lingua arcaicizzante col conseguente abbandono della coeva Κοινή, lingua da considerare il punto di partenza per la storia della lingua greca medievale e moderna.

Anche nel periodo Bizantino e nei primi secoli dell’occupazione Turca, la lingua scritta è arcaicizzante e vede la contemporanea presenza di una lingua orale comune (che in realtà si differenzia di regione in regione).
Verso la fine del XVIII sec. cresce sempre più una coscienza nazionale che, insieme al  problema della liberazione dai Turchi, fa sentire con crescente insistenza, la necessità di avere una lingua nazionale. 
Ma quale dovrebbe essere questa lingua unificatrice, dal momento che nel territorio ellenofono coesistono molte varietà della stessa lingua?

Nascono diverse fazioni, tra le quali ne emergono principalmente due, che svolgeranno un ruolo decisivo nell'evoluzione della lingua: l’una propone una lingua pura, la cosiddetta katharèvusa (καθαρεύουσα) ovvero una lingua vicina a quella classica e purificata da elementi dialettali e turchi; l’altra  sostiene, invece, la lingua del popolo ossia la dimotikì (δημοτική), la lingua comune e basata su idiomi del Peloponneso. La katharèvusa è una variante linguistica artificiale, perché è stata creata a tavolino, mentre la dimotikì è la lingua del popolo, che assume una grande valenza politica, perché è la lingua utilizzata anche dai combattenti per la lotta di liberazione dalla turcocrazia.

Quando nel 1833 fu proclamato lo Stato greco, la dimotikì è la lingua parlata nella quotidianità ossia la lingua che il popolo usa da secoli ed è l'evoluzione del greco classico. L'affermazione della dimotikì incontra, però, la tenace opposizione della classe dirigente, che adotta ancora la katharèvusa nell’illusione di poter ricondurre la nuova nazione agli antichi splendori della civiltà classica. 
Le due posizioni portano a un inasprimento della questione linguistica, con contrasti molto violenti, talvolta persino sanguinosi.
Alla fine del XIX sec. nasce una nuova classe borghese composta da letterati e critici, che si interessano allo studio della lingua greca e rivalutano l’importanza della lingua orale e delle tradizioni popolari. 

Nel 1888 viene pubblicato il primo vero romanzo scritto in dimotikì: Το ταξίδι μου (Il mio viaggio) di G. Psichàris, romanzo che provoca forti reazioni, anche di condanna. 
Nel 1917 viene, finalmente, permesso l’insegnamento della dimotikì nelle scuole elementari, pur sempre, però, accanto alla lingua dotta, la katharèvusa, che continua a essere l'idioma ufficiale: si perpetua, così, la difficile questione della diglossia.

Negli anni successivi, si manifesta un’alternanza di sconfitte e vittorie per le due fazioni linguistiche: nel 1964, con la riforma della pubblica istruzione realizzata da G. Papandrèu, viene stabilita l’equipollenza tra le due varianti linguistiche, ma con il colpo di stato dei colonnelli (1967) si ha una regressione e la katharèvusa è di nuovo unico strumento di insegnamento. 
Solo dopo la caduta del regime (1974), la dimotikì diviene l’unica lingua ufficiale dello Stato (1976) e nel 1982 viene introdotto il sistema monotonico, che comporta la semplificazione della grafia.
La lingua greca moderna, nonostante la sua storia piuttosto travagliata, può essere considerata come afferma Petros Màrkaris “La lingua della continuità” perché racchiude in sé la memoria di circa 3000 anni di storia.





19 agosto 2012

GRECIA!


 
Se come me siete ancora nel caldo agostano metropolitano o se siete appena tornati da una vacanza e avete bisogno di un aiuto per riadattarvi alla città o, ancora meglio, se state decidendo dove andare per una vacanza rilassante (e volendo anche economica), potreste ascoltare questo racconto di Andrea Roncaglione (su Radio24) che vi condurrà in un suggestivo e illuminante viaggio tra le isole greche.




BUON ASCOLTO (CLICCA QUI)!




10 agosto 2012

L'eredità di Ulisse

Ho appena letto due articoli belli e appassionati.

Il primo è di Guido Ceronetti, che introduce con una meravigliosa arringa in difesa della pronuncia della lingua greca  i tre appuntamenti dedicati dal Piccolo Teatro di Milano a Ulisse:


"...Non far corrispondere foneticamente la nostra lingua al parlato vivente dei greci abitanti o in diaspora, un parlato che vive sul suolo ellenico da sempre - mutando, evolvendosi, necessariamente - è violentare brutalmente l'identità di un popolo, amputare l'essenziale di un rapporto che abbiamo, perfettamente pacifico, con una nazione vicinissima e amica. Nessun greco, se gli diciamo una qualsiasi cosa nel modo da noi imparato a scuola e nelle università, sarebbe in grado di capirci un'acca!..."

Leggerete il resto dell'articolo qui:
http://metafrasando.blogspot.it/p/leredita-di-ulisse-vale-piu-dello.html


Il secondo è di Beppe Sebaste ed è dedicato ad Theo Angelopoulos e al suo ultimo e incompiuto, purtroppo,  progetto cinematografico. 
Toccante:

"...Quando si doveva bloccare una strada provocando ingorghi, camionisti, autisti e automobilisti spegnevano il motore senza protestare e aspettavano in silenzio, sapendo che era per permettere la lavorazione di un film di Angelopoulos. Anche se molti non vedevano i suoi film, era sentito come l’alfiere di una dignità nazionale negata in quel momento di crisi, in cui la sovranità del Paese era ipotecata dalle banche..."

http://beppesebaste.blogspot.it/2012/08/lultimo-sogno-di-theo-angelopoulos.html

27 giugno 2012

LEGGERE NON FA SUDARE


Se avete resistito con coraggio alle temperature infuocate di Scipione l'Africano, come sosterrete la discesa verso temperature infernali con Caronte?
Un rimedio c'è: cedere, ma con onore; basta distendersi in un luogo fresco, ventilato e immergersi nella lettura di un buon libro. 
Il dove e il come decidetelo voi, io posso darvi alcuni consigli di lettura.
Inizio con la prolifica autrice greca Soti Triandafillou e con il suo nuovo romanzo Scatole cinesi, tradotto (dal greco moderno) dalla brava Giuseppina Dilillo (Voland, pag. 211, € 14,00), ce ne parla lei stessa:

22 giugno 2012

Grecia: la madre dell'Europa

Ho dovuto, con dispiacere, tralasciare e trascurare per un po' di tempo il mio blog, ma presto tornerò a scrivere. 
Stasera, però, prima di andare a dormire voglio condividere con voi alcune parole dette e cantate sulla amata Grecia.
Le prime sono quelle di Moni Ovadia:  semplici, dirette e appassionate; le racconta al Corriere della Sera che ha invitato 8 intellettuali a parlare di Grecia: la madre dell'Europa.  




«Se perdiamo la Grecia non sappiamo più dove andiamo e chi siamo»... «L'Europa non si costruisce con lo sputo di una moneta. Chiunque siede nelle istituzioni europee dovrebbe imparare la lingua greca»... «Diamo ai greci un millesimo di euro per ogni parola che usiamo e che viene da loro»




1 giugno 2012

CINEMA GRECO: MAVRO LIVADI




Diciassettesimo secolo, la Grecia è sotto l'impero ottomano, una giannizzero (Christos Passalis) ferito e in fuga, trova riparo in un isolato convento di montagna. 
Le monache lo curano, ma lo tengono come loro prigioniero: è un disertore. 
La presenza di quell'uomo impetuoso provoca tante e diverse reazioni tra le austere donne del monastero.
La giovane Anthi (Sofia georgovassil) si innamora di lui, ma Anthi è tormentata da un oscuro segreto...


è il primo lungometraggio del regista e sceneggiatore greco Vardis Marinakis, è un vero un gioiello cinematografico, girato tra l'altro a basso costo.
È una storia d’amore che trascende il tempo, la religione e l’identità sessuale.

Spero abbiate anche voi come me, la fortuna di vederlo prima o poi, in una sala cinematografica.



26 maggio 2012

Buonanotte con poesia





Prima di andare a dormire cerco il mio Amore e, felice, Lo ritrovo tra le poesie di 
Eccovene alcune estratte dalla raccolta Erotica, sono state tradotte, con grande sensibilità e maestria, da Nicola Crocetti (Crocetti editore, Milano 1980).

Da Corpo nudo (1980):

Sangue il tramontosangue la notte,

sangue le rose.

Tu - il  mio sangue.


*

12 maggio 2012

Aspettando l'estate


Nell'augurarvi un soleggiato e allegro fine 
settimana vi invito a vedere due video molto divertenti.


Il primo è Mariza:
un bel  cortometraggio
animato in 3d pluripremiato, interamente realizzato 



Il secondo è una pubblicità israeliana 
che spiega come sia nata una delle più famose danze greche.



Kalò Savvatokìriako!


29 aprile 2012

La tragedia greca, oggi. Intervista a Ioanna Karistiani, di Paola Maria Minucci

PAOLA MARIA MINUCCI INTERVISTA IOANNA KARISTIANI



«Gli artisti hanno saputo vedere la meschinità e l'inadeguatezza del sistema politico, la caduta dei valori, l'ansia di trovare una soluzione». Una intervista con l'autrice di «Ritorno a Delfi»
Ho incontrato Ioanna Karistiani circa un mese fa, nel bel mezzo delle più infuocate manifestazioni di piazza. Il luogo dell'appuntamento era la libreria della casa editrice Kastaniotis, l'editore che ha pubblicato e continua a pubblicare tutti i suoi libri. Le strade di Atene che ho percorso per arrivarvi hanno aperto uno squarcio loquace sulla situazione economica e sociale della Grecia di oggi. Negozi chiusi uno dietro l'altro, avvisi di vendesi e affittasi, ingialliti dalla pioggia e dai giorni passati, in mezzo alle polvere e alle cartacce, spesso con le vetrine in frantumi. Nessuno fa più caso a questi annunci ormai inflazionati. Con queste immagini negli occhi sono arrivata all'incontro con Ioanna Karistiani, una delle voci più note nel quadro della narrativa contemporanea greca, autrice di una decina di romanzi, di cui cinque tradotti in italiano. 


Come è, vista dall'interno, la crisi che ormai da alcuni mesi soffoca la Grecia? 

Dell'attuale situazione in Grecia, e più in generale in Europa, parlano i numeri. Le percentuali d

21 aprile 2012

IL REBETIKO


Il Rebetiko è un genere musicale, ma anche il modo di essere di una certa classe sociale presente in Grecia fino agli anni '50.
Le origini del Rebetiko sono complesse e derivano da secoli di influssi e scambi culturali tra Oriente e Occidente. 
Questo fenomeno nasce intorno ai primi del '900 essenzialmente come conseguenza del passaggio dalla cultura rurale, nella quale domina la canzone demotica, alla cultura urbana. Il nuovo secolo è accompagnato dalla nascita di molti luoghi in cui si ascolta musica per diletto, come il καφενείο (kafenìo) e la ταβέρνα (taverna). Tutto ha inizio in Asia Minore e in particolare a Costantinopoli, dove la convivenza tra le varie etnie - greca, armena, araba, ebrea, persiana e così via - produce una prolifica mescolanza nei vari campi dell'arte e della cultura e quindi anche nella musica.

Le origini della parola rebetiko sono incerte e dibattute, secondo le ipotesi più accreditate la parola deriva dal verbo ρέμβομαι (rèmvome), cioè “girovagare, andare in giro pavoneggiandosi” - modo di fare che appartiene al rebetis, ovvero al cantante e al musicista di rebetiko –  nel medioevo il verbo si trasforma in ρέμπομαι (rèbome). 

19 aprile 2012

PETROS MARKARIS: Trieste si tinge di giallo

Per chi di voi si trovasse in area triestina consiglio la partecipazione a questo incontro con  Petros Màrkaris, ottimo autore greco, uomo colto e divertente, ascoltarlo è sempre un gran piacere:

18 aprile 2012

Poesia della notte IV: Intervallo di gioia


Qualche post fa, vi ho parlato dello scrittore e poeta Dinos Christianòpoulos promettendovi un assaggio di poesia (su Metafrasando_Dinos Christianopoulos) ed eccolo qui. 
D. Christianòpoulos ha scritto soprattutto poesie erotiche; nell'introdurre questa  Διάλειμμα χαράς dichiara di aver pensato di dover iniziare a comporre versi che parlassero anche delle avversità del suo prossimo, ma ecco che un nuovo amore glielo impedisce...
Καληνύχτα σε όλους, Buonanotte a tutti :

 Intervallo di gioia

[...Ed eccomi che sto di nuovo a scrivere canzoni
e ardo per i tuoi occhi verdognoli
assetato della tua saliva
e rimembrando l'unica nostra uscita ai campi,
quando le zanzare ci pungevano sorprese
dal nostro impareggiabile impegno,
e le spine trafiggevano il nostro corpo
meravigliandosi di tanta indifferenza [...]
(Traduzione di Mario Vitti)


Διάλειμμα χαράς

[...] Και να που κάθομαι και γράφω πάλι τραγούδια
φλεγόμενος για τα πρασινωπά σου μάτια,
διψώντας το σάλιο σου
κι αναπολώντας τη μοναδική μας τσαιράδα,
τότε που τα κουνούπια μας τσιμπούσαν σαστισμένα
μ' αυτήν την απαράμιλλη προσήλωσή μας,
και τα αγκάθια μπήγονταν στο σώμα μας
έκπληχτα για την τόση αδιαφορία [...]





9 aprile 2012

Festa Pasqua ortodossa 2012

PASQUA ORTODOSSA 2012
Roma, 15 aprile 2012

Sotto l’egida dell’Ambasciata di Grecia a Roma, la Chiesa greco – ortodossa di 
San Teodoro e la Comunità Ellenica di Roma e Lazio hanno il piacere di 
invitare tutti gli amici a festeggiare insieme la Pasqua greca.


5 aprile 2012

Poesia della notte III

Cartoline da Agios Stratos
(Ag. Stratos, 1956)
di Manolis Fortounis, traduzione di Viviana Sebastio

1.
Dalle sbarre di queste finestre che mi tengono lontano
da occhi, mani e voci
vedo.
Due scarponi marciano nell’acqua 
e poi solitaria
sui muri, sulle strade, sulle mie palme aperte
la pioggia
Solo la pioggia.

2.
I giorni passeggeri arrivano in strada 
sono una folla
un giorno, un altro e un altro ancora…
tutti uguali vestiti.
È una moltitudine silenziosa
fatta di momenti senza personalità
che premurosa sorveglia lo scampanio.



Vi invito a conoscere la straordinaria vita di questo poeta attraverso la bella e toccante intervista di Diego Zandel, che mette in luce come la Storia sia fatta di storie di coraggiosi uomini poco comuni. 
Buona lettura!

INCONTRO CON MANOLIS FORTOUNIS, POETA GRECO

Diadromès ovvero Percorsi. S’intitola così l’ultimo libro di versi dell’ottantaquattrenne
poeta greco Manolis Fortounis, edito in patria da Gavrilidis. Raccoglie poesie scritte in diversi momenti della sua straordinaria vita, quindici anni della quale trascorsi nelle carceri e nei campi di sperdute isole dell’Egeo, in cui venivano internati in Grecia i prigionieri politici che durante la guerra civile (1946-50) avevano combattuto nelle file dell’Elas, l’esercito popolare di liberazione nazionale guidato da Markos: la sua sconfitta aveva portato alla messa al bando del KKE, il Partito Comunista Greco, a cui Manolis Fortounis aveva aderito.  Nato a Kos nell’ottobre del 1926, quando l’isola, in seguito al trattato di Losanna del 1922, si trovava come tutto il Dodecaneso, sotto amministrazione italiana, parla perfettamente la nostra lingua per averla appresa a scuola. «I fascisti, a partire dal 1936, l’avevano imposta, mentre il greco diventava facoltativo» ricorda. L’italiano però gli è servito più tardi, una volta tornato definitivamente libero, dopo i nuovi quattro anni di internamento seguiti al colpo di stato dei colonnelli nel 1967 e la caduta di questi. D’allora, oltre che scrivere per il quotidiano Elefterotipia, ha collaborato con l’Ansa e la Rai, ad Atene, grazie all’interessamento del corrispondente d’allora, Stefano Terra. Per il resto ha tradotto anche alcuni libri di autori italiani, tra cui Il deserto dei Tartari di Buzzati.  Manolis Fortounis da anni ormai vive ad Atene, ma l’estate torna al suo villaggio natio di Kefalos, nell’isola di Kos, appunto, dove sono andato a trovarlo, con il suo ultimo libro fresco di stampa.

21 marzo 2012

È PRIMAVERA!



Oggi è Primavera!

Καλή Άνοιξη σε όλους!
Buona primavera a tutti!

Nella lingua greca Primavera si dice (η) Άνοιξη [àniksi], parola che arriva da tempi lontani. Deriva dal verbo grecoνοίγω, ossia aprire, aprirsi, iniziare, per esprime dunque, proprio il risveglio della natura.
Non è un caso se il mese della Primavera per eccellenza, cioè Απρίλιος (Aprile) proviene dal verbo latino aperio, ossia aprire.

Ghiannis Ritsos ha scritto una bellissima poesia dedicata a questa stagione, mi permetto di tradurne una strofa.
Un buon risveglio a tutti!

Da  Άνοιξη (Primavera) 
di Ghiannis Ritsos

[...] Stasera abbiamo dormito tra le braccia della primavera
poggiando la testa sul cuore suo.
Sentivamo nel sonno il respiro degli uccelli e del nostro cuore.
La mattina al risveglio, abbiamo visto il cielo passeggiare nella
nostra stanza come un uccello azzurro dagli occhi d'oro che beccava
le briciole delle ombre rimaste dalla sera prima sul pavimento [...]




14 marzo 2012

KLEITOS di Dinos Christianòpoulos


Traduzione di Viviana Sebastio

Un’afa pesante opprimeva l’esercito. Dal primo generale fino all'ultimo soldato, eravamo tutti  scontenti per la nuova politica di Alessandro. Dopo che ci ha obbligati a sposare le loro donne, a indossare i turbanti e le uniformi persiane, ora, come se non bastasse, ci dava un altro ordine: quello di cadere tutti, nessuno escluso, prostrati ai suoi piedi. Prostrarsi ai suoi piedi, noi? Noi che abbiamo combattuto per portare ai barbari libertà e cultura!? Molti compagni venivano a dirmi: «A te ti ascolta, perché non gli parli?». «E che cosa gli dico? Alessandro non ascolta nessuno», rispondevo. Finché a forza di insistere, me ne ero fatta una ragione. In fin dei conti ero il suo amante.

6 marzo 2012

Frammenti d'Arte e Poesia tra Italia e Grecia


 ….arriva il Mare e
i suoi relitti naufragano e 
giacciono esausti sulla sabbia.
Sospinti dall'Egeo e 
asciugati dal Meltemi, 
spettatori di chissà quali e quante storie.
Resti salmastri che attraversano lo Sguardo e la Mano di Iskandart
e si trasformano in veliero di fortuna
che naviga il nostro mare onirico o 
in imbarcazione leggera
che gettata l'ancora in Mare aperto
si lascia cullare dalla corrente,
mentre a bordo 
un Piccolo Marinaio meditabondo mormora: 
...arriva il Mare....”

26 febbraio 2012

Dionissis Savvopoulos: il poeta che canta


14 febbraio 2012 concerto di Dionissis Savvopoulos a Roma, unica data. 
Il teatro è pieno, pienissimo. I musicisti raggiungono il palco e Savvopoulos, Nionios per i greci, si avvicina al microfono. È un uomo alto con barba e capelli, seppur radi, bianchissimi. La sua figura è imponente, come lo è la sua personalità, classe '44. 

Le luci si abbassano, la musica inizia e la voce di Savvopoulos riempie il teatro.  La sua energia ci travolge, la sua ironica leggerezza ci trascina. Canta, recita, racconta muovendo le sue lunghe braccia con ampi gesti e noi cantiamo con lui, sorridiamo e ridiamo con lui.  
Ascoltando Un attimo di pace (Μία στιγμή ειρήνης, 1965)- che, prima di essere censurato, si intitolava Un bisogno corporale – sorridiamo: Nionios interpreta un soldato piuttosto impacciato, che ci racconta una guerra in cui ha combattuto giorno e notte, privo di acqua e di cibo. Tutto in nome della patria. 
L'uomo vede tanta morte intorno a sé, finché, all'improvviso, ci rivela che “urge una necessità corporale che proprio non si può rimandare, bombe e fucili lasciamo e dietro i cespugli corriamo fanno lo stesso i nemici dagli ufficiali seguiti....arriva così la pace per cause di forza maggiore”!

Ci scuotono le parole di Savvopoulos che introducono la canzone Vietnam yeah-yeah: “Era la metà degli anni Sessanta il mondo cambiava. Sotto l'Acropoli si affollavano tanti ragazzi coi capelli lunghi e tante ragazze con le minigonne. Pensavo che dopo aver inciso quel brano, avrei conosciuto Jane Fonda o che magari avrei cantato con Bob Dylan... e invece, mi hanno sbattuto in prigione, a Bouboulina (N.d.T. strada di Atene, tristemente nota per la presenza del carcere in cui sotto la dittatura, i Colonnelli facevano imprigionare e torturare i loro “nemici”), dove mi hanno preso anche a bastonate. 
E più mi bastonavano e più io cantavo, ogni bastonata era una nuova canzone”.