Και μάλλον Έλληνες καλείσθαι...

"Και μάλλον Έλληνες καλείσθαι τους της παιδεύσεως της ημετέρας ή τους της κοινής φύσεως μετέχοντας" ΙΣΟΚΡΑΤΗΣ

(“Siano chiamati Elleni gli uomini che partecipano della nostra tradizione culturale più di quelli che condividono l'origine comune” ISOCRATE)

30 settembre 2019

A Eleftherìa, l'amata Libertà

Ho conosciuto il tuo nome attraverso le parole di un uomo che da adolescente, come eri tu, si innamorò di te, sul ponte di un traghetto che lento attraversava l’Egeo. 
Mi scriveva che dopo tanti anni ti ricordava ancora e che ora ti cercava, anche nei versi delle tue poesie.
Non sapevo nulla di te, né credevo di volerne sapere.
Poi ho visto il tuo volto in quattro polaroid e un sorriso tra i monti, che si distende libero come ali di libellula e rivela candide file di perle; ho visto il tuo sguardo di seta lucente e di lama dorata. Il tuo splendore e l’anno di nascita in comune tra noi, mi hanno spinta a cercarti.
E allora ti ho inseguita tra le carte e i racconti di chi ti ha amata sopra a ogni cosa. Ho saputo della tua smisurata sete di vita.



Con tenacia, passione e talento, instancabile ti sei dedicata agli studi di Arte Drammatica e di Psicologia – ad Atene e a Berlino –, alla regia, alla recitazione, al teatro, alle traduzioni, alla poesia. 
Hai amato e sei stata molto amata. 
«Con Eleftherìa ogni cosa diventava possibile. Ogni idea, per quanto sulle nuvole all'apparenza, riusciva a essere messa su carta, sulla scena, sullo schermo», dice di te Alexis.

E in pochi anni hai fatto quanto altri non fanno in un’esistenza intera. E che strano, te ne sei andata proprio quando io sentivo che la mia vita non era ancora iniziata. 
Te ne sei andata troppo presto e senza alcun preavviso. O meglio, un Charos distratto o forse annoiato ha deciso di portarti via, sorprendendoti alle spalle sul palco dell’Amore, il tuo teatro.

...non c’è ragione
né Orfeo che possa portarti via dal sonno
dentro a un bozzolo familiare
il tuo peso di seta sulle nostre spalle
quattro polaroid e un sorriso tra i monti.
In tempo di eterno presente amore mio
in tempo di eterno presente*

30 giugno 2019

Leggi la Grecia - blog di letteratura neogreca


Cari amici lettori, 
vi presento Leggi la Grecia 
il mio nuovo blog dedicato alla letteratura neogreca.



www.leggilagrecia.it


Su questo molo virtuale troverete miei consigli di lettura, chicchierate con autori greci e 
un elenco di editori che hanno pubblicato letteratura greca in lingua italiana.

Sarò felice di incontrarvi anche tra le pagine del mio nuovo spazio virtuale.



21 maggio 2019

Nikos Gatsos e la canzone greca

Nel maggio del 1992 scompariva Nikos Gatsos poeta, paroliere e traduttore greco.

In piena guerra, nel 1943, Gatsos pubblica “Amorgòs”, plaquette di sette brani che conciliano la composizione surrealista con la tradizione. 


[…]
Così in un orcio profondo l’uva si secca e sul campanile di un fico ingiallisce la mela
Così con una cravatta appariscente
Nella tenda della pergola respira l’estate
Così dorme nudo un mio tenero amore tra i bianchi ciliegi
Una ragazza immarcescibile come ramo di mandorlo
Col capo chino sul gomito e la mano sul pube
Nel suo calore mattutino quando piano piano come un ladro
Dalla finestra della primavera entra Lucifero a svegliarla!
(Traduzione di Filippomaria Pontani, da “Poeti greci del Novecento”, “I Meridiani” Mondadori, 2010)


La vena poetica di Gatsos confluirà per lo più nei versi di numerose canzoni, che, seppur appartenenti a un'epoca lontana, rimangono tutt'oggi indelebili nella memoria del popolo greco. 
Una su tutte ricordo “Chartino to fengaraki” (Luna di carta). Il brano nasce dalla forte amicizia e dalla proficua collaborazione artistica tra il poeta e Manos Chatzidakisuno dei più grandi compositori del Novecento.

Non c’è greco che non conosca i versi e le note di “Chartino to fengaraki”, canzone scritta per l’opera di Tennessee Williams "Un tram chiamato Desiderio" e messa in scena ad Atene nel 1949, per la regia di Karolos Koun e l’interpretazione della straordinaria Melina Merkouri.




Il mare porterà uccelli
e il vento stelle dorate
per carezzare i tuoi capelli
per baciare la tua mano.

Una luna di carta
la spiaggia finta
se mi avessi creduto almeno un po’
sarebbe sembrato tutto vero
Senza il tuo amore
il tempo non passa mai
Senza il tuo amore
è più piccolo il mondo...
("Χάρτινο το φεγγαράκι", "Luna di carta")

“Chartino to fengaraki” è stata, e lo è tuttora, cantata da molte altre grandi interpreti, come Nana Mouschouri, Arleta, Lena Platonos, Eleonora Zouganeli e altre ancora.
Chi di voi è stato in Grecia avrà sentito, almeno una volta, i suoi versi e le sue note uscire dalle casse di una radio o intonate dalla voce di un passante in strada.

Seguendo questo questo LINK potrete ascoltare alcuni dei numerosi brani scritti da Nikos Gatsos. 





Buon ascolto!







6 dicembre 2018

In profondità, nel mar di Grecia

Desidero condividere con voi questo mio racconto ambientato su una scogliera siciliana o magari nelle profondità di una baia del Mar Egeo. 
La storia mi è stata, in parte, ispirata dalla vita del compianto re degli abissi Enzo Maiorca e dell'enigmatico Jacques Mayol, e dal loro allievo Umberto Pelizzari, personaggi simbolo nel mondo dell’apnea. Ho avuto modo di approfondire le loro vite grazie alla bellissima esperienza che mi ha regalato la collaborazione con l’Anemon Production, casa di produzione ateniese che ha realizzato il documentario Dolphin Man dedicato a Mayol e al mondo dell'apnea.

Le incantevoli tele esposte in questo post sono realizzate da un caro lettore: grazie Vanni Painter! Potete visitare la sua galleria virtuale su Facebook.

Buona lettura!



In profondità
di Viviana Sebastio


Si spogliò e abbandonò i vestiti in auto. Su quel tratto di costa non c’erano né cabine né tantomeno bar. L’atleta distese sui muscoli levigati un cospicuo strato di crema ad alta protezione, adatta a quella pelle troppo chiara per difendersi dai morsi del sol leone.
Era arrivato in orario perfetto, tra poco avrebbe incontrato il suo mentore, si sentiva eccitato per questa occasione attesa da tempo. “È una leggenda vivente, finalmente conoscerò il più grande apneista di tutti i tempi”, pensava. Mentre attendeva di fronte al mare color cobalto, compiva ampi movimenti di braccia per sciogliere l’agile muscolatura, che di tanto in tanto palpava come per verificarne la tempra. Era molto orgoglioso dei suoi traguardi sportivi e delle sessioni di allenamento, lunghe e intense. “Non vedo l’ora di misurarmi con lui e con i suoi record. E poi, ha pur sempre almeno 30 anni più di me, farò la mia porca figura”, rifletteva l’atleta, mentre si compiaceva della capacità espansiva di diaframma e gabbia toracica. 

4 settembre 2018

Δίψα ζωής! Sete di vita... e di Grecia


Una chiacchierata con la bravissima collega Andrea Rényi che, per la rivista letteraria Flanerì, mi chiede anche alcuni consigli di lettura per conoscere meglio la letteratura neogreca.




Δίψα ζωής, Sete di vita! declama un gigantesco graffito dalla parete di un ampio edificio di Atene, e sentiamo subito pulsare millenni di vita e cultura, e un’irresistibile nostalgia per la Grecia, la sua gente, il suo mare, il luogo mitico. Viviana Sebastio coltiva questa passione e la condivide con i lettori italiani grazie alle sue traduzioni editoriali e ai suggerimenti che da ottima conoscitrice può darci sulla letteratura, sul cinema e sulla storia della Grecia contemporanea. In quest’intervista fa la somma e fornisce i mezzi ai lettori interessati: da principianti quali siamo, possiamo provare ad avvicinarci di più a quel paese splendido che è la Grecia.


Cara Viviana, comincio con la solita, inevitabile richiesta: ti vuoi presentare ai nostri lettori?

Non nascondo un certo disagio nel dovermi presentare in prima persona. Se dovessi compilare una breve nota biografica direi: Viviana Sebastio è traduttrice dal neogreco e dall’inglese verso l’italiano. Nata a Taranto, vive a Roma, dove si è laureata in Lingue straniere e traduzione alla Sapienza. Durante l’anno, trascorre lunghi periodi in Grecia, sua patria elettiva e faro che guida molte delle sue rotte e dei suoi approdi, negli studi e nel lavoro.


Un’altra domanda banale eppure imprescindibile: come e perché ti sei avvicinata alla professione di traduttrice editoriale?

La lingua greca esercita un forte potere su di me, arriva nell’intimo e mi rapisce l’anima, prima con il suono e poi con i suoi significati e significanti. Risuona in me come un richiamo archetipico, un’eco che giunge da un tempo e da un luogo lontani.
Il suo fascino è anche nell’alfabeto, che è un tutt’uno con la bellezza e la morfologia di questa piccola terra. Il poeta Odisseas Elitis esprimeva perfettamente questa coesione, esistente in «un’ortografia, dove ogni omega, ogni ipsilon, ogni accento acuto o ogni iota sottoscritta non sono che un golfo, un declivio, una roccia a picco sulla linea curva di una poppa che emerge»*.
Tradurre mi è, quindi, necessario per immergermi quanto più posso nella profondità di questa antica e pur sempre rinnovata lingua, per cercare di godere appieno della sua poesia e, non in ultimo, per condividerne la ricchezza e il potente fascino, perché la gioia se condivisa si moltiplica.
Anche per questo motivo, oltre a dedicarmi alla letteratura, realizzo, quando posso, rassegne di cinema greco contemporaneo e laboratori ludico-didattici, finalizzati ad avvicinare i partecipanti alla lingua greca, attraverso la lettura di favole, in mia traduzione.


29 agosto 2018

Verso Creta, verso l'alto... "E se non lo capisci, non te lo spiego"




Ad Anogia non ci si va per visitare vicoli pittoreschi, architetture tradizionali e paesaggi da cartolina.
Si va ad Anogia per la sua gente, per la sua storia e per la sua potente tradizione musicale.
Il paese sorge tra le alture cretesi del massiccio dello Psiloritis, a 35 km a sud di Iraklio. 
Nel corso degli ultimi due secoli il villaggio è stato dato alle fiamme per ben tre volte, dagli Ottomani prima e dai Nazisti poi, ma ogni volta i suoi abitanti lo hanno con pervicacia ricostruito e ripopolato.

Ogni anno, ad Anogia si celebra il ricordo di quel giorno nefasto, quel 13 agosto del 1944 quando i Nazisti entrarono nel paese e iniziarono a dare alle fiamme tutte le abitazioni.

L’ordine fu impartito dal Gen. H. Miller per la presunta presenza di partigiani e di loro favoreggiatori. C’è chi, messo in allarme, fece in tempo a fuggire, ma una parte della popolazione rimase intrappolata dalle fiamme e dalle macerie provocate dalla dinamite nemica. Furono catturati molti uomini e fucilati. La rappresaglia durò ben ventitré giorni, finché non fu raso al suolo l’intero paese, con le sue 940 case e la sua scuola. Nonostante ciò Anogia è risorta.

Ad Anogia, dove si vive per lo più di pastorizia, ruolo vitale è giocato dalla musica, che come testimonia un abitante è: “la nostra quotidianità, la nostra acqua, il nostro caffè, il nostro cibo. Senza musica non potremmo vivere”. 
“Siamo nati musicisti, danzatori, siamo nati μερακλήδες (meraklides)*”, dice un’anziana donna, mentre arrivano da una finestra aperta le note di un laùto. 

1 gennaio 2018

24 novembre 2017

Dolphin Man e lo zainetto arancione

Uno zainetto a macchie arancioni appare in primo piano, insieme al mio volto, in una foto di qualche tempo fa. Camminando per Monti, forse il più bel quartiere di Roma, rivedo lo stesso zainetto, è sulle spalle di un uomo. Nessun uomo porta con sé uno zaino simile, e quindi non può essere che lui. Mi fa molto piacere rivederlo, sia lui che il suo zainetto arancione, entrambi mi riportano a due anni fa, in quell’ambiente caldo umido della piscina più profonda al mondo, l’Y-40. Avvolta nella sua luce bluastra e densa, rischiarata dai chiari riflessi azzurrognoli dell’acqua ondeggiante, collaboro alle riprese per il documentario Dolphin Man, dell’Anemon Prod. 
C’è un ininterrotto spostamento di luci, lenti, telecamere, cavalletti, eppure non si sente rumore, i suoni sono attutiti dall’elemento che in questo luogo regna, dall’acqua. In una sala gli allievi di un nuovo corso di Umberto Pelizzari si preparano, impareranno, con maestria ed efficacia, quali sono le leggi da rispettare nelle profondità marine e le regole da seguire se si vuole tornare a galla, integri. 


17 novembre 2017

Il ladro di giallo, un graphic novel in viaggio dalla Grecia alla Sardegna



Un enigmatico ladro si aggira per l’Europa. È un ragazzo particolare, nato e cresciuto in una città particolare, divisa in due come fossero due città. Anche lui si sente diviso in due: gentile, timido impacciato da una parte, violento, irrequieto e impulsivo dall'altra.
L'ambiguo ladro è passato da Atene, ha attraversato la Grecia, si è esibito in Svizzera e ora pare che stia circolando in Sardegna.
Con il suo bottino carico di colori, in effetti, non passa inosservato. 
Noto come “Il ladro di giallo”, l’abile e temuto predatore di colori è nato dalle audaci pennellate dell’artista Giorgos Botsos. 
Per conoscere "la strana coppia" più da vicino potete visitare NUES, il Festival Internazionale del Fumetto, che alla sua ottava edizione offre un’ampia panoramica sul mondo della Nona Arte, con ospiti nazionali e internazionali.



31 agosto 2017

Piccolo dolce vecchio Settembre

Settembre di Ghiannis Tsarouchis[1910-1989]



Secondo un’antica usanza di origine bizantina – nata da esigenze amministrative – il 31 agosto segna l’inizio di un nuovo anno.
Tutt’oggi in alcune località greche questo giorno è chiamato κλειδοχρονιά (klidochronià), parola formata dal verbo κλειδώνω (klidono) “chiudere” e dal sostantivo χρονιά (chronià) “anno”. Il klidochronià cede il passo all’αρχιχρονιά (archicronià) – αρχίζω (archìzo) “iniziare” – dunque al 1° Settembre, l’inizio del nuovo anno.

Questa notte molte antiche usanze legate a questa tradizione si rigenereranno. Una delle più suggestive è quella praticata nella Chora di Kos.
A quanto pare la sera del 31 agosto gli isolani pongono sotto la luce stellare un grande cocomero ricco di semi, una rosa, uno spicchio di aglio, una mela cotogna, una foglia di platano di Ippocrate e un grappolo di uva.
Prima che sorga il sole, le donne e i bambini scendono in spiaggia per immergere in mare gli elementi “stellarizzati” durante la notte e per consegnare alle acque salmastre quelli “stellarizzati” e custoditi per l’intero anno nell’iconostasi.
Poi, si bagnano il viso, raccolgono l’acqua marina di quaranta onde e quaranta ciottoli dall’arenile.
Lungo la strada verso casa si fermano al grande platano per abbracciarne il fusto, fonte di forza e di longevità.
Infine, le donne ripongono i “nuovi” frutti sull’iconostasi, come augurio di abbondanza per il nuovo anno.
I quaranta ciottoli finiscono in parte nei bauli, affinché i topi non mangino i vestiti, qualcuno in tasca «ché porta bene», e altri sono posti ai quatto angoli della casa o sparpagliati nel cortile. L’acqua delle quaranta onde servono, invece, a irrorare la casa per renderla immune alle malelingue.


Buona fine e buon inizio!

Theofilos Chatzimichail [1868-1934]


Vi propongo l'ascolto di uno dei tanti brani dedicati a Settembre: "Un piccolo dolce vecchio Settembre" per la voce di Pantelís Thalassinòs e i versi di Ilias Katsoulis.

Un piccolo Settembre piange perché non vuole andare a scuola, vuole giocare ancora con le stelle del cielo, prima che arrivino le piogge e le nuvole nei suoi pensieri, scolaretto di primina gli rubano la canzoncina... Un dolce settembre stilla miele, giovane e gagliardo vendemmia l’uva, tremano le ragazze davanti al suo sguardo, soffia Levante e Zefiro dal sud... Un vecchio Settembre, amico inseparabile, più passano gli anni più è irriconoscibile. Il rosso incrina le melegrane, foglie gialle cadono nel giardino del cuore. La notte cresce e distende reti nella luce...







18 agosto 2017

"Buon Inverno!" ovvero un augurio per ogni circostanza



Το Kαλοκαίρι, il Bel Tempo ovvero l’Estate, si avvia verso la conclusione e se quando siete arrivati in terra ellenica vi hanno accolti con un caloroso: «Καλώς ήρθατε και καλό Καλοκαίρι!»,  «Ben venuti e buona Estate!», ora che partite il saluto di commiato suonerà così: «Καλό ταξίδι και καλό Χειμώνα!», «Buon viaggio e buon Inverno!».
Ebbene i Greci, è nella loro natura, hanno un augurio per ogni circostanza, anzi ogni circostanza è una buona occasione per esprimere un augurio.
In Grecia si esclama un bel «Με' γειά!» all’amica che si è fatta una nuova acconciatura, all’amico per il recente acquisto del telefonino, a una persona cara per l’abito appena comprato e per altre occasioni di ordinaria quotidianità.
Dopo una chiacchierata, che ti conosca o no, il tuo interlocutore non farà a meno di augurarti un: «Να πάς στο καλό!», una sorta del nostro «Stammi bene!» — ho saputo che nei paesi della Calabria grecofona ci si saluta con una magnifica mescolanza di lingue: «Stammi kalà!».
Uno degli auguri più belli che abbia mai ricevuto, è quello di un arzillo e sorridente ottantenne che, rivolgendosi a me e al mio consorte, ha esclamato: «Να γεράσετε καλά!» (Na gheràsete kalà) «Che possiate invecchiare bene!» e insieme, aggiungo io.




Ecco una, ridotta e semplificata, lista di formule di augurio, che parte dalle note formule di saluto:




Si accettano suggerimenti per arricchire l'augurale lista.

...


I suggerimenti sono arrivati, e numerosi, dai lettori del blog, eccoli qui:






Grazie a Irene, Maurizio, Giuseppina, Elisabetta, Elena, Lucia, Mona e a tutti gli altri.




1 agosto 2017

Agosto

"Agosto è il mese che nutre gli altri undici", questo dice la saggezza popolare greca, e come smentirla? Fichi, noci, uva, mais e tanta frutta e verdura sono i doni dell’ottavo mese dell’anno, àvgostos in greco.

"Agosto, mio bel mese, magari venissi due volte l'anno!" esclama un detto popolare, mentre un altro ci avverte che se "Da marzo è estate, da agosto è inverno". Ma non preoccupiamocene ora che vi auguro...


Il dipinto "Avgustos" (1972) è di  Yannis Tsarouchis

... buon mese a tutti!

Καλό μήνα (kalò mina!)


La bravissima autrice di storie per bambini, Syrmo Michail, ci segnala questo intenso brano di Nikos Papazoglou, intitolato, appunto, "Agosto" (qui i versi in greco e in italiano):






14 luglio 2017

Poesia greca del Novecento - Nikiforos Vrettakos



Gli occhi di Margherita

Nei tuoi occhi ho trovato i libri che non ho scritto:
pianure, città, boschi, orizzonti, canali.
Le montagne imperiali della terra ho trovato,
coi tramonti e le nuvole purpuree. I grandi viaggi
che non ho fatto li ho trovati nei tuoi occhi.

Nei tuoi occhi ho trovato gli amici sorridenti
che mi rubò la terra, l’erba, la neve, il buio.
Le frasi che mi direbbero, le ho trovate nei tuoi occhi.

Le croci non confitte in terra a battaglia finita,
lunghe file di anonime croci, da ogni parte,
croci di tutti i popoli, le ho trovate nei tuoi occhi.

Nei tuoi occhi ho trovato la fine della guerra.
Sole e uccelli sui rami! Il mio mondo infantile
coi suoi disegni d’oro l’ho trovato nei tuoi occhi.

Ho trovato le tristi colline della patria
che si ergevano mute quasi udissero la mia voce.
Arrivo! Al mio urlo «Arrivo», il fremito leggero
degli umili corbezzoli, l’ho trovato nei tuoi occhi.

7 luglio 2017

«Dolcetta e Fiorentino» una favola tradizionale cretese... rivisitata


DOLCETTA E FIORENTINO

Di Pavlina Pampoudi traduzione di Viviana Sebastio





C’era una volta, tanto e tanto tempo fa, un celebre Re di nome Fiorentino 0°, che viveva nel Regno di Romantìa.
A quel tempo, il mondo era appena nato. Le sue montagne sembravano solo dei brufoli giganteschi, i boschi apparivano intricati e colmi di misteri, spiritelli e favole. Il mare, ancora molto piccolo, cercava di diventare sempre più profondo per contenere tutte quelle divinità (in seguito divenute foche, elefanti marini, polipi, ricci di mare e altro ancora) che gremivano le sue acque, provocando onde altissime piene di burle e di bisticci.
Il Re Fiorentino era bello come un angelo e, sebbene non avesse ancora compiuto i sedici anni, nessuno lo superava in saggezza e intelligenza.
Il suo regno era governato con giustizia e non aveva mura di cinta né armi. In quel luogo, il vento, il sole e la pioggia non litigavano mai, ma giocavano tra di loro. Gli alberi cinguettavano, belavano, abbaiavano, miagolavano, muggivano e ragliavano, mentre gli animali parlavano inglese e francese. Le strade, poi, non erano lastricate di pietre, bensì di pagnotte (abbrustolite, ma non troppo).

18 maggio 2017

Storia della pronuncia della lingua greca


Perché al liceo ci insegnano una pronuncia del "greco antico" diversa da quella del "greco moderno"? Ecco l'illuminante articolo del valente Nikos Tzoitis, funzionario del consolato greco, che con chiarezza e sintesi ci spiega l'esistenza di questa dicotomia:





8 marzo 2017

A tutte le donne




ROSE PERENNI
di Titos Patrikios

La bellezza delle donne che ci hanno cambiato la vita
più profondamente di cento rivoluzioni
non si perde, non dilegua con gli anni
per quanto svaniscano i tratti
per quanto si deformino i corpi.
Resta nei desideri suscitati un tempo
nelle parole giunte anche in ritardo
nell’esplorazione incerta della carne
nei drammi mai venuti alla luce
nel riflettersi delle separazioni,
nelle identificazioni totali.
La bellezza delle donne che cambiano la vita
resta nelle poesie scritte per loro
rose perenni che effondono sempre lo stesso profumo,
rose perenni, come da sempre dicono i poeti.

Traduzione di Nicola Crocetti

8 febbraio 2017

FONES Voci dalla Grecia - Antologia di racconti greci





«FONES Voci dalla Grecia» è un’antologia di racconti greci contemporanei da me curata e tradotta, e pubblicata in e-book dai Dragomanni

I sei autori dei sei racconti, ancora inediti in Italia, sono: Stergia Kavvalou (l’impertinente), Pavlina Pampoudi (la filosofa), Vasiliki Petsa (la storica), Thomas Tsalapatis (il surrealista), Makis Tsitas (il risoluto) e Maria Xylouri (la riflessiva).

Ogni racconto è accompagnato da una fotografia d’artista, da un’illustrazione o da un’opera d’arte, grazie alla partecipazione di: Alessandro Broccoletti (l’audace), Flora Contoli (la trasformista),  Cristina Nisticò (l’inarrestabile), Daniele Pinti (il riservato), Claudia Sordi (l’ardita), Francesco Viscuso (l’enigmatico).

Eleonora Tiliacos, editor e giornalista, vi presenta così «FONES Voci dalla Grecia»:

«Se i lettori non conoscessero la nazionalità degli autori di questi racconti, offertici da I Dragomanni nella limpida traduzione di Viviana Sebastio, potrebbero forse indovinarla: non c’è pagina in cui non affiorino, come pozze a riflettere il cielo in un equilibrio sempre fluido, le coloriture della grecità. Ci sono la fatalità, il desiderio, l’inganno, la lacerazione dell’anima spersa davanti all’infinito e all’ananke.
Il palcoscenico è universale, anche quando sembra buio e angusto; e tutti i personaggi che si muovono in questi racconti sanno appropriarsene, stracciando con naturalezza il sipario di carta che si frappone tra noi e loro. Ci vengono incontro aspettando la nostra reazione come in una pièce del Living Theatre, persino quelli che sembrano ormai arresi all’anestesia dei sentimenti. La loro gestualità è netta e significativa. Il loro grido è potente, di voce o silenzio che sia. La loro umanità non teme di traboccare oltre la pagina, ben assecondata dal talento di una scrittura evocativa e preziosa anche quando scarna, un talento che i sei autori qui felicemente condividono.  […]

28 gennaio 2017

«Libertà, nome sacro e dolce!» – la Lista Crescenzi


È una mattina del giugno 2003, a Salonicco piove a dirotto, l’acqua scorre a torrenti e sembra voglia infiltrarsi ovunque. Un insegnante e impiegato dell’Istituto  Italiano di Cultura, si precipita nel seminterrato dell’edificio, per chiudere le finestre e sincerarsi che i documenti lì custoditi non siano stati bagnati dalla pioggia. Il suo presentimento è giusto, i pavimenti sono allagati. Mentre Antonio Crescenzi, questo è il nome del prodigo dipendente, cerca di salvare dall’acqua le carte più importanti, un foglio gli si appiccica ai pantaloni zuppi. Antonio lo afferra e legge: «Il più bel ricordo della mia vita», tema di Giacomo Modiano. Antonio sorride, il giovane Giacomo descrive la sua gioia incontenibile per aver ricevuto in dono la sua prima bicicletta. Poi, al sorriso segue il turbamento: la composizione risale al 5 Giugno del 1942, allora Salonicco era sotto l’occupazione nazista. Circa un mese più tardi, l’11 luglio nella giornata nota come il «Sabato nero», 6500 Ebrei tra i 18 e i 45 anni, vennero radunati in Piazza della Libertà dove, sotto un sole cocente, furono pubblicamente umiliati dai soldati tedeschi. Quattro giorni dopo, iniziarono le deportazioni nei campi di concentramento di Auschwitz.