Και μάλλον Έλληνες καλείσθαι...

"Και μάλλον Έλληνες καλείσθαι τους της παιδεύσεως της ημετέρας ή τους της κοινής φύσεως μετέχοντας" ΙΣΟΚΡΑΤΗΣ

(“Siano chiamati Elleni gli uomini che partecipano della nostra tradizione culturale più di quelli che condividono l'origine comune” ISOCRATE)

24 novembre 2017

Dolphin Man e lo zainetto arancione

Uno zainetto a macchie arancioni appare in primo piano, insieme al mio volto, in una foto di qualche tempo fa. Camminando per Monti, forse il più bel quartiere di Roma, rivedo lo stesso zainetto, è sulle spalle di un uomo. Nessun uomo porta con sé uno zaino simile, e quindi non può essere che lui. Mi fa molto piacere rivederlo, sia lui che il suo zainetto arancione, entrambi mi riportano a due anni fa, in quell’ambiente caldo umido della piscina più profonda al mondo, l’Y-40. Avvolta nella sua luce bluastra e densa, rischiarata dai chiari riflessi azzurrognoli dell’acqua ondeggiante, collaboro alle riprese per il documentario Dolphin Man, dell’Anemon Prod. 
C’è un ininterrotto spostamento di luci, lenti, telecamere, cavalletti, eppure non si sente rumore, i suoni sono attutiti dall’elemento che in questo luogo regna, dall’acqua. In una sala gli allievi di un nuovo corso di Umberto Pelizzari si preparano, impareranno, con maestria ed efficacia, quali sono le leggi da rispettare nelle profondità marine e le regole da seguire se si vuole tornare a galla, integri. 


17 novembre 2017

Il ladro di giallo, un graphic novel in viaggio dalla Grecia alla Sardegna



Un enigmatico ladro si aggira per l’Europa. È un ragazzo particolare, nato e cresciuto in una città particolare, divisa in due come fossero due città. Anche lui si sente diviso in due: gentile, timido impacciato da una parte, violento, irrequieto e impulsivo dall'altra.
L'ambiguo ladro è passato da Atene, ha attraversato la Grecia, si è esibito in Svizzera e ora pare che stia circolando in Sardegna.
Con il suo bottino carico di colori, in effetti, non passa inosservato. 
Noto come “Il ladro di giallo”, l’abile e temuto predatore di colori è nato dalle audaci pennellate dell’artista Giorgos Botsos. 
Per conoscere "la strana coppia" più da vicino potete visitare NUES, il Festival Internazionale del Fumetto, che alla sua ottava edizione offre un’ampia panoramica sul mondo della Nona Arte, con ospiti nazionali e internazionali.



15 ottobre 2017

Thomas Tsalapatis e il teatro greco contemporaneo



Stasera, 15 ottobre, a Modena, al Teatro Storchi Teatro delle Passioni, andrà in scena Encore per la regia di Theodoros Terzopoulos, Maestro della scena teatrale internazionale. 

Encore non è soltanto uno spettacolo. Sono 55 minuti di arte eccezionale. Terzopoulos conduce i due attori ‘unici’ di Attis Theatre, Sophia Hill e Antonis Myriagkos, in un’interpretazione estatica e il pubblico in un’esperienza trascendente”.
Ileiana Dimadi, Athinorama, 15/12/16

Encore conclude la trilogia del regista greco e si basa su un testo del poeta Thomas Tsalapatis.


Qui una bella recensione sullo spettacolo UN GIOIELLO AL FESTIVAL VIE DI MODENA


Ma chi è Thomas Tsalapatis?


31 agosto 2017

Piccolo dolce vecchio Settembre

Settembre di Ghiannis Tsarouchis[1910-1989]



Secondo un’antica usanza di origine bizantina – nata da esigenze amministrative – il 31 agosto segna l’inizio di un nuovo anno.
Tutt’oggi in alcune località greche questo giorno è chiamato κλειδοχρονιά (klidochronià), parola formata dal verbo κλειδώνω (klidono) “chiudere” e dal sostantivo χρονιά (chronià) “anno”. Il klidochronià cede il passo all’αρχιχρονιά (archicronià) – αρχίζω (archìzo) “iniziare” – dunque al 1° Settembre, l’inizio del nuovo anno.

Questa notte molte antiche usanze legate a questa tradizione si rigenereranno. Una delle più suggestive è quella praticata nella Chora di Kos.
A quanto pare la sera del 31 agosto gli isolani pongono sotto la luce stellare un grande cocomero ricco di semi, una rosa, uno spicchio di aglio, una mela cotogna, una foglia di platano di Ippocrate e un grappolo di uva.
Prima che sorga il sole, le donne e i bambini scendono in spiaggia per immergere in mare gli elementi “stellarizzati” durante la notte e per consegnare alle acque salmastre quelli “stellarizzati” e custoditi per l’intero anno nell’iconostasi.
Poi, si bagnano il viso, raccolgono l’acqua marina di quaranta onde e quaranta ciottoli dall’arenile.
Lungo la strada verso casa si fermano al grande platano per abbracciarne il fusto, fonte di forza e di longevità.
Infine, le donne ripongono i “nuovi” frutti sull’iconostasi, come augurio di abbondanza per il nuovo anno.
I quaranta ciottoli finiscono in parte nei bauli, affinché i topi non mangino i vestiti, qualcuno in tasca «ché porta bene», e altri sono posti ai quatto angoli della casa o sparpagliati nel cortile. L’acqua delle quaranta onde servono, invece, a irrorare la casa per renderla immune alle malelingue.


Buona fine e buon inizio!

Theofilos Chatzimichail [1868-1934]


Vi propongo l'ascolto di uno dei tanti brani dedicati a Settembre: "Un piccolo dolce vecchio Settembre" per la voce di Pantelìs Thalassinòs e i versi di Ilias Katsoulis.

Un piccolo Settembre piange perché non vuole andare a scuola, vuole giocare ancora con le stelle del cielo, prima che arrivino le piogge e le nuvole nei suoi pensieri, scolaretto di primina gli rubano la canzoncina... Un dolce settembre stilla miele, giovane e gagliardo vendemmia l’uva, tremano le ragazze davanti alle sue palpebre, soffia Levante e Zefiro dal sud... Un vecchio Settembre, amico inseparabile, più passano gli anni più è irriconoscibile. Il rosso incrina le melegrane, foglie gialle cadono nel giardino del cuore. La notte cresce e distende reti nella luce...





18 agosto 2017

"Buon Inverno!" ovvero un augurio per ogni circostanza



Το Kαλοκαίρι, il Bel Tempo ovvero l’Estate, si avvia verso la conclusione e se quando siete arrivati in terra ellenica vi hanno accolti con un caloroso: «Καλώς ήρθατε και καλό Καλοκαίρι!»,  «Ben venuti e buona Estate!», ora che partite il saluto di commiato suonerà così: «Καλό ταξίδι και καλό Χειμώνα!», «Buon viaggio e buon Inverno!».
Ebbene i Greci, è nella loro natura, hanno un augurio per ogni circostanza, anzi ogni circostanza è una buona occasione per esprimere un augurio.
In Grecia si esclama un bel «Με' γειά!» all’amica che si è fatta una nuova acconciatura, all’amico per il recente acquisto del telefonino, a una persona cara per l’abito appena comprato e per altre occasioni di ordinaria quotidianità.
Dopo una chiacchierata, che ti conosca o no, il tuo interlocutore non farà a meno di augurarti un: «Να πάς στο καλό!», una sorta del nostro «Stammi bene!» — ho saputo che nei paesi della Calabria grecofona ci si saluta con una magnifica mescolanza di lingue: «Stammi kalà!».
Uno degli auguri più belli che abbia mai ricevuto, è quello di un arzillo e sorridente ottantenne che, rivolgendosi a me e al mio consorte, ha esclamato: «Να γεράσετε καλά!» (Na gheràsete kalà) «Che possiate invecchiare bene!» e insieme, aggiungo io.




Ecco una, ridotta e semplificata, lista di formule di augurio, che parte dalle note formule di saluto:




Si accettano suggerimenti per arricchire l'augurale lista.

...


I suggerimenti sono arrivati, e numerosi, dai lettori del blog, eccoli qui:






Grazie a Irene, Maurizio, Giuseppina, Elisabetta, Elena, Lucia, Mona e a tutti gli altri.




1 agosto 2017

Agosto



"Agosto è il mese che nutre gli altri undici", questo dice la saggezza popolare greca, e come smentirla? Fichi, noci, uva, mais e tanta frutta e verdura sono i doni dell’ottavo mese dell’anno, àvgostos in greco.

"Agosto, mio bel mese, magari venissi due volte l'anno!" esclama un detto popolare, mentre un altro ci avverte che se "Da marzo è estate, da agosto è inverno". Ma non preoccupiamocene ora che vi auguro...


Il dipinto "Avgustos" (1972) è di  Yannis Tsarouchis

... buon mese a tutti!

Καλό μήνα (kalò mina!)

La bravissima autrice di storie per bambini, Syrmo Michail, ci segnala questo intenso brano di Nikos Papazoglou, intitolato, appunto, "Agosto" (qui i versi in greco e in italiano):






14 luglio 2017

Poesia greca del Novecento - Nikiforos Vrettakos



Gli occhi di Margherita

Nei tuoi occhi ho trovato i libri che non ho scritto:
pianure, città, boschi, orizzonti, canali.
Le montagne imperiali della terra ho trovato,
coi tramonti e le nuvole purpuree. I grandi viaggi
che non ho fatto li ho trovati nei tuoi occhi.

Nei tuoi occhi ho trovato gli amici sorridenti
che mi rubò la terra, l’erba, la neve, il buio.
Le frasi che mi direbbero, le ho trovate nei tuoi occhi.

Le croci non confitte in terra a battaglia finita,
lunghe file di anonime croci, da ogni parte,
croci di tutti i popoli, le ho trovate nei tuoi occhi.

Nei tuoi occhi ho trovato la fine della guerra.
Sole e uccelli sui rami! Il mio mondo infantile
coi suoi disegni d’oro l’ho trovato nei tuoi occhi.

Ho trovato le tristi colline della patria
che si ergevano mute quasi udissero la mia voce.
Arrivo! Al mio urlo «Arrivo», il fremito leggero
degli umili corbezzoli, l’ho trovato nei tuoi occhi.

7 luglio 2017

«Dolcetta e Fiorentino» una favola tradizionale cretese... rivisitata


DOLCETTA E FIORENTINO

Di Pavlina Pampoudi traduzione di Viviana Sebastio





C’era una volta, tanto e tanto tempo fa, un celebre Re di nome Fiorentino 0°, che viveva nel Regno di Romantìa.
A quel tempo, il mondo era appena nato. Le sue montagne sembravano solo dei brufoli giganteschi, i boschi apparivano intricati e colmi di misteri, spiritelli e favole. Il mare, ancora molto piccolo, cercava di diventare sempre più profondo per contenere tutte quelle divinità (in seguito divenute foche, elefanti marini, polipi, ricci di mare e altro ancora) che gremivano le sue acque, provocando onde altissime piene di burle e di bisticci.
Il Re Fiorentino era bello come un angelo e, sebbene non avesse ancora compiuto i sedici anni, nessuno lo superava in saggezza e intelligenza.
Il suo regno era governato con giustizia e non aveva mura di cinta né armi. In quel luogo, il vento, il sole e la pioggia non litigavano mai, ma giocavano tra di loro. Gli alberi cinguettavano, belavano, abbaiavano, miagolavano, muggivano e ragliavano, mentre gli animali parlavano inglese e francese. Le strade, poi, non erano lastricate di pietre, bensì di pagnotte (abbrustolite, ma non troppo).

18 maggio 2017

Storia della pronuncia della lingua greca


Perché al liceo ci insegnano una pronuncia del "greco antico" diversa da quella del "greco moderno"? Ecco l'illuminante articolo del valente Nikos Tzoitis, funzionario del consolato greco, che con chiarezza e sintesi ci spiega l'esistenza di questa dicotomia:





8 marzo 2017

A tutte le donne




ROSE PERENNI
di Titos Patrikios

La bellezza delle donne che ci hanno cambiato la vita
più profondamente di cento rivoluzioni
non si perde, non dilegua con gli anni
per quanto svaniscano i tratti
per quanto si deformino i corpi.
Resta nei desideri suscitati un tempo
nelle parole giunte anche in ritardo
nell’esplorazione incerta della carne
nei drammi mai venuti alla luce
nel riflettersi delle separazioni,
nelle identificazioni totali.
La bellezza delle donne che cambiano la vita
resta nelle poesie scritte per loro
rose perenni che effondono sempre lo stesso profumo,
rose perenni, come da sempre dicono i poeti.

Traduzione di Nicola Crocetti

8 febbraio 2017

FONES Voci dalla Grecia - Antologia di racconti greci





«FONES Voci dalla Grecia» è un’antologia di racconti greci contemporanei da me curata e tradotta, e pubblicata in e-book dai Dragomanni

I sei autori dei sei racconti, ancora inediti in Italia, sono: Stergia Kavvalou (l’impertinente), Pavlina Pampoudi (la filosofa), Vasiliki Petsa (la storica), Thomas Tsalapatis (il surrealista), Makis Tsitas (il risoluto) e Maria Xylouri (la riflessiva).

Ogni racconto è accompagnato da una fotografia d’artista, da un’illustrazione o da un’opera d’arte, grazie alla partecipazione di: Alessandro Broccoletti (l’audace), Flora Contoli (la trasformista),  Cristina Nisticò (l’inarrestabile), Daniele Pinti (il riservato), Claudia Sordi (l’ardita), Francesco Viscuso (l’enigmatico).

Eleonora Tiliacos, editor e giornalista, vi presenta così «FONES Voci dalla Grecia»:

«Se i lettori non conoscessero la nazionalità degli autori di questi racconti, offertici da I Dragomanni nella limpida traduzione di Viviana Sebastio, potrebbero forse indovinarla: non c’è pagina in cui non affiorino, come pozze a riflettere il cielo in un equilibrio sempre fluido, le coloriture della grecità. Ci sono la fatalità, il desiderio, l’inganno, la lacerazione dell’anima spersa davanti all’infinito e all’ananke.
Il palcoscenico è universale, anche quando sembra buio e angusto; e tutti i personaggi che si muovono in questi racconti sanno appropriarsene, stracciando con naturalezza il sipario di carta che si frappone tra noi e loro. Ci vengono incontro aspettando la nostra reazione come in una pièce del Living Theatre, persino quelli che sembrano ormai arresi all’anestesia dei sentimenti. La loro gestualità è netta e significativa. Il loro grido è potente, di voce o silenzio che sia. La loro umanità non teme di traboccare oltre la pagina, ben assecondata dal talento di una scrittura evocativa e preziosa anche quando scarna, un talento che i sei autori qui felicemente condividono.  […]

28 gennaio 2017

«Libertà, nome sacro e dolce!» – la Lista Crescenzi


È una mattina del giugno 2003, a Salonicco piove a dirotto, l’acqua scorre a torrenti e sembra voglia infiltrarsi ovunque. Un insegnante e impiegato dell’Istituto  Italiano di Cultura, si precipita nel seminterrato dell’edificio, per chiudere le finestre e sincerarsi che i documenti lì custoditi non siano stati bagnati dalla pioggia. Il suo presentimento è giusto, i pavimenti sono allagati. Mentre Antonio Crescenzi, questo è il nome del prodigo dipendente, cerca di salvare dall’acqua le carte più importanti, un foglio gli si appiccica ai pantaloni zuppi. Antonio lo afferra e legge: «Il più bel ricordo della mia vita», tema di Giacomo Modiano. Antonio sorride, il giovane Giacomo descrive la sua gioia incontenibile per aver ricevuto in dono la sua prima bicicletta. Poi, al sorriso segue il turbamento: la composizione risale al 5 Giugno del 1942, allora Salonicco era sotto l’occupazione nazista. Circa un mese più tardi, l’11 luglio nella giornata nota come il «Sabato nero», 6500 Ebrei tra i 18 e i 45 anni, vennero radunati in Piazza della Libertà dove, sotto un sole cocente, furono pubblicamente umiliati dai soldati tedeschi. Quattro giorni dopo, iniziarono le deportazioni nei campi di concentramento di Auschwitz.